Prepariamo gli ombrelli

Se è vero che dopo la poggia torna sempre il sereno, è anche vero il contrario.

Si stanno moltiplicando i segnali negativi dall’economia mondiale che, sia singolarmente sia concomitanti, potrebbero portare a un deciso aumento della volatilità con conseguenti discese dei valori obbligazionari e azionari. Al momento nessuno di questi segnali ha portato conseguenze dirette, ma come pesanti nuvole scure si stanno accumulando all’orizzonte. Occorre quindi attrezzarsi nel limite del possibile per questa possibile variazione del quadro economico mondiale.

Proviamo ad analizzare brevemente alcuni di questi segnali.

  • Posizione delle principali Banche Centrali (Fed e Bce)

La Fed, forte di una ripresa assai robusta ormai iniziata nove anni fa e di una quasi piena occupazione, dopo aver concluso il proprio Quantitative Easing ha iniziato da tempo, e ancora proseguirà nel corso del prossimo futuro, il programma di graduale aumento dei tassi. Le motivazioni sono diverse, ma in particolare: A) iniziare ad accumulare “munizioni” per la prossima possibile fase di rallentamento, B) il controllo dell’inflazione che potrebbe crescere in modo incontrollato stante le condizioni dell’economia.

La Bce si trova in una situazione quasi opposta e quindi assai più delicata. Innanzitutto, il ciclo di ripresa è partico circa cinque anni dopo e, fino ad ora, si è dimostrato assai più lento di quello USA. L’economia UE cresce “a macchia di leopardo” con Paesi come l’Italia in cui quasi langue rendendo il nostro paese molto più vulnerabile e rallentando (anche sotto questo aspetto) il contenimento del debito pubblico. I paesi più forti come la Germania non investono a sufficienza creando squilibri. L’inflazione – al momento – non sembra essere preoccupante. La debolezza e la mancanza di coesione sono quindi evidenti. L’area europea dovrebbe anzi, secondo alcuni osservatori, continuare ad essere supportata dalla propria Banca Centrale. Questa tuttavia dovrebbe iniziare il periodo di rialzo dei tassi, ma le condizioni per i motivi spiegati sopra, non sembrano essere ancora mature. Nel caso di una ipotetica crisi, la Bce avrebbe comunque meno energie da spendere. Infine, la potente Germania potrebbe rinunciare alla poltrona di banchiere centrale che le spetterebbe “di diritto” in cambio della presidenza UE, anche questa è una possibile opzione con le relative conseguenze.

  • Fine del Quantitative Easing Europeo – Italia possibile anello debole

Ovviamente prima o poi anche il Quantitative Easing europeo finirà e di conseguenza inizierà la fase di normalizzazione con la progressiva ripresa del costo del denaro. Entrambe le fasi non saranno certamente indolori sia perché ragionevolmente si tornerà a prezzare correttamente il rischio dei singoli paesi dell’unione, sia perché molti corsi obbligazionari attualmente troppo elevati dovranno scendere e le conseguenze saranno visibili anche sul reddito variabile. A patire ovviamente saranno i paesi meno virtuosi (e quindi anche e soprattutto l’Italia causa il suo enorme debito). Il nostro paese in questo momento è osservato speciale perché potrebbe diventare il detonatore di una crisi grave dell’Europa. Debito pubblico pesantissimo e governi manifestamente incapaci di governare uniti a plateali dichiarazioni su temi che poi si dimostrano evidentemente irrealizzabili rispetto a quanto proposto in campagna elettorale, hanno “solo” per il momento iniziato a far crescere sensibilmente lo spread, ma la tensione è massima. Tutto il mondo finanziario – ma anche politico – sta osservando con comprensibile preoccupazione quanto alla fine in realtà l’attuale governo vorrà realizzare. Qualora certi equilibri fossero superati, le conseguenze sarebbero pesantissime. Quando, con quale velocità, con quale intensità e con quali tempi verranno messe in atto le scelte della BCE, al momento sarebbe azzardato dirlo. A oggi risulta difficile immaginare alternative e quindi si rende necessario essere accettabilmente preparati per affrontare le possibili criticità.

  • Mercati

Le obbligazioni (di qualsiasi tipologia) causa l’immensa liquidità fornita dalle banche centrali a costo pari quasi a zero, hanno raggiunto prezzi molto elevati e quindi rendimenti bassissimi. Anche il rating ormai non dà quasi premio e quindi bisogna agire con la massima circospezione. Non sono neanche escluse importanti movimenti da parte di alcuni paesi (Giappone e Cina) che potrebbero non aver più interesse a detenere titoli USA o EU nell’attuale misura e quindi potrebbero liquidare posizioni importanti. È una delle tante ipotesi, ma non irrealistica.

Le azioni (decisamente cresciute negli Stati Uniti e meno in Europa) potrebbero subire ovvie conseguenze se il ciclo economico rallentasse sensibilmente o si verificasse parte di quanto prospettato ai punti precedenti.

  • Considerazioni finali e strategia adottata

Al momento è davvero difficile immaginare oltre a un orizzonte di breve periodo la prosecuzione della ormai lunga fase di crescita. Le alternative potrebbero essere una sorta di stabilità e poi un deciso aumento della volatilità. Con queste considerazioni e non dimenticando che i nostri clienti non sono dei traders, ci pare difficile fornire una sufficiente protezione ai portafogli con la sola diversificazione degli attivi. È stata decisa quindi una diversa strategia.

Sono state in parte o totalmente dismesse molte posizioni in modo da creare un importante serbatoio di liquidità con quattro principali obbiettivi:

  1. Monetizzare e stabilizzare molti dei guadagni finora ottenuti che fino alla vendita sono virtuali
  2. Ridurre sensibilmente la possibile maggiore volatilità totale dei portafogli
  3. Disporre di energie importanti da reinvestire
  4. Entrare con cadenza mensile su orizzonti di medio periodo (se necessario inglobando anche gli investimenti di alcuni mesi) almeno sui mercati più importanti e stabili

In questo modo, monitorando con la massima attenzione i costi operativi, potremo continuare a utilizzare OICR tipicamente passivi come gli ETF sfruttandone la specifica maggiore volatilità, affiancandoli a pochi selezionati strumenti a gestione attiva con gestori che abbiamo dimostrato nel tempo di avere strategie efficienti e di sapersi muovere bene in condizioni non facili.

La peggiore condizione per questa strategia sarebbe una costante e prolungata crescita dei mercati sia obbligazionari che azionari. Questa però è davvero l’ultima cosa che ci parte di vedere all’orizzonte per il prossimo futuro.

La bolla dei subprime potrebbe ritornare?

Molti tra i nostri lettori, dopo 10 lunghi anni, probabilmente ricordano vagamente l’origine e il successivo sviluppo del problema dei mutui subprime.

Negli Stati Uniti intorno agli anni ’90 si verificò un ciclo di grande crescita (in buona parte drogata da forti deregolamentazioni), ma dalle basi tutt’altro che solide. Di quel periodo torna ancora alla memoria la corsa del mercato azionario USA e il legame davvero folle con il mercato immobiliare che la alimentava.

In pratica Mr. Smith (buon lavoratore e solido cliente bancario) acquistava grazie a un mutuo una casa di costo ipotetico 100. Poi, dopo pochi anni vista la notevole crescita del valore dell’immobile, tornava in banca e si faceva ri-finanziare in base al nuovo valore della casa che ipotizziamo cresciuto a 130. Incassava quindi 30 di nuova liquidità. E cosa faceva Mr. Smith con il nuovo cash? Acquistava auto, televisori, barche ecc. Ovviamente gli utili delle aziende crescevano a ritmi incredibili insieme all’economia.

A quel punto anche Mr. Ford decise di fare altrettanto. Solo che in un clima di “esuberanza irrazionale” coloro decidevano se erogare i mutui “prestarono ben poca attenzione” al fatto che Mr. Ford non era in realtà minimamente solvibile. Il vento sembrava soffiare leggero e costante e quindi furono concessi molti di questi finanziamenti.

Con il tempo però molte banche vista la diffusione (anche) di questi mutui detti subprime, iniziarono a pensare che nel tempo avrebbero potuto diventare un grosso problema e trovarono quella che dal loro punto di vista era la soluzione ideale: cartolarizzare questi mutui. Detto in termini volutamente semplicistici si trattava di “impacchettare” questi crediti in particolari veicoli finanziari e quindi di cederli ad altri investitori. L’aspetto che rese esponenziale la gravità delle conseguenze è che questi prodotti furono loro volta “impacchettati” in una varietà di matriosche finanziarie sempre più articolate e quindi difficili da valutare correttamente. E, incredibilmente, queste bombe ad orologeria furono acquistate a piene mani da entrambi i lati dell’Atlantico; anche da banche molto importanti e famose, in particolare dell’Europa centro settentrionale.

Cosa accadde poco dopo, ormai è noto a tutti.

Se provate a digitare su Google le parole “subprime comics” e poi selezionate Immagini, il legame di quei tempi tra finanza e immobili appare in tutta la sua tragicità.

Oggi la situazione è sotto molti aspetti assai diversa (anche se purtroppo negli USA si sta facendo forte la voce di coloro che vorrebbero nuovamente deregolamentare la finanza). Tuttavia ci sono settori del credito che – non solo negli Stati Uniti – possono arrivare a surriscaldarsi in modo da creare qualche dubbio.

Questa volta sicuramente, ci saranno molti e più approfonditi controlli da parte delle Autorità di Vigilanza e l’attività delle banche centrali è si è molto evoluta e intensificata proprio su questi temi.

“Si dice” che mentre in Italia esista il problema dei crediti inesigibili, in altri Paesi non dell’area mediterranea ci sia ancora molta spazzatura nascosta sotto i tappeti con la veste assai varia di strumenti derivati legati ai subprime che furono acquistati proprio verso la metà – fine degli anni ’90 per i quali non si è ancora trovata una soluzione allo smaltimento.

Speriamo bene.

Fonte: Bluerating.com

A volte – purtroppo – ritornano. Il caso della direttrice delle Poste.

Il pericolo di truffa. Proprio dove il risparmiatore non se lo aspetterebbe.

Purtroppo non esiste rimedio definitivo. Quando una persona con incarichi di responsabilità, nel mondo bancario, assicurativo o postale decidere di delinquere ha inevitabilmente lo spazio per farlo nonostante i controlli siano sempre più stringenti ed efficienti.

La “madre di tutti i problemi” consiste nel fatto che questi operatori possono operare direttamente sia con il denaro dei loro clienti (a seconda dell’attività con limiti e modalità diversi), sia anche attraverso modulistica che si può facilmente manomettere o compilare in modo scorretto per un uso truffaldino.

Diventa quindi possibile sottrarre direttamente attivi dai depositi dei clienti, ma anche dirottare il frutto di una normale operazione di disinvestimento verso conti correnti non di loro titolarità.

L’unica vera difesa consiste nei controlli da porre in atto proprio dai clienti su qualsiasi operazione venga intrapresa.

Controlli innanzitutto sulla modulistica che DEVE essere compilata in ogni sua parte PRIMA del momento della firma del cliente, ma anche controlli ex post per verificare che l’operazione richiesta abbia immediato e ufficiale riscontro di corretta e completa conclusione.

Se solo si attuassero queste semplici attenzioni (che nulla tolgono ai professionisti onesti, ma che anzi li valorizzano) lo spazio di manovra dei truffatori si ridurrebbe davvero a livelli minimali.

Purtroppo eccesso di fiducia e mancanza di verifiche portano a molti pesantissimi casi di sottrazione.

Crediamo in ultimo opportuno ricordare che secondo la normativa attuale, ai consulenti finanziari indipendenti (o autonomi) è esplicitamente proibita QUALSIASI operazione sugli attivi dei propri assistiti. Essi possono esclusivamente emettere documenti denominati raccomandazioni che sono indicazioni operative, che potranno (e non necessariamente dovranno) essere messe in opera dai loro clienti presso gli intermediari ai quali si affidano.

La differenza crediamo non sia da poco.

Fonte ADN Kronos

Il costo dei fondi comuni in Italia. Il nuovo studio realizzato dalla CONSOB

L’Autorità di Vigilanza italiana la CONSOB ha recentemente pubblicato un nuovo documento nel quale si analizzano i costi dei fondi comuni in Italia.

Dalla lettura di questo interessante lavoro traspare chiaramente che il sistema è gravato da pesanti oneri, sia di sottoscrizione che di gestione.

L’aspetto più diretto e probabilmente rilevante è il fatto che ci possano essere dei prodotti con costi di gestione talmente onerosi da essere superiori agli utili, che di conseguenza generano rendimenti negativi per i sottoscrittori.

Questo aspetto si innesta anche sul tema (qui non trattato) che molti gestori, pur facendosi pagare laute commissioni e dichiarandosi attivi non riescono a fare meglio del loro mercato di riferimento.

Il tema dei costi quindi andrebbe affrontato dai risparmiatori con la stessa attenzione con la quale analizzano le caratteristiche di un’automobile prima dell’acquisto.

La trasparenza dei dati è ormai garantita a livello accettabile; ciò che quasi sempre manca è la voglia di informarsi per tempo.

Fonte: CONSOB

Ancora sulle criptovalute

Il tema delle criptovalute è ancora molto dibattuto soprattutto dopo i pesanti crolli di pochi giorni fa.

Se la tecnologia sottostante (Blockchain) è sicuramente molto interessante (quando saranno eliminati alcuni deficit attuali), i limiti del modo di queste valute sono ancora evidenti e pesanti.

Sono soprattutto due a nostro avviso i principali rischi: A) la mancanza di regolamentazione e quindi la pesante componente legata a vere e proprie truffe B) il rapporto tra premio e rischio che è ancora decisamente sbilanciato e limitato a investitori puramente speculativi come peraltro hanno dimostrato le oscillazioni dei corsi.

Sarà interessante seguire l’evoluzione di questi strumenti sia dal punto di vista normativo, sia da quello della selezione che comunque verrà fatta dal mercato.

In questo articolo de Il Sole 24 Ore ci sono interessanti spunti per riflettere su questi rischi.

 

Merrill Lynch vieta i bitcoin ai suoi 17mila consulenti finanziari

Si parla tantissimo recentemente delle diverse criptovalute, ma se una banca come Merril Lynch li vieta, è un buon motivo per porsi qualche domanda in più prima di lanciarsi in questa nuova scommessa.

Fonte: CNBC

NAFOP: Il nuovo regolamento CONSOB è tutto da riscrivere

Questa intervista a Luca Mainò, portavoce del consiglio direttivo NAFOP (associazione dei consulenti finanziari indipendenti) esplicita chiaramente quanto lavoro ci sia ancora da fare sul nuovo regolamento CONSOB.

Il problema principale deriva dal fatto che l’attuale versione in fase di elaborazione, non ha recepito alcuni elementi importanti della specifica attività che sotto molti aspetti è totalmente diversa da quella – solo apparentemente simile – svolta da altre figure professionali che operano come agenti per il mondo bancario assicurativo.

Vedremo nel documento finale quali di queste osservazioni saranno recepite dall’Organo di Vigilanza.

Fonte Bluerating

La crescita in Europa si rafforza e appare sempre più consolidata

Riportiamo questo interessante articolo apparso sul sito di Bloomberg contenente diversi spunti interessanti in merito alla crescita economica dell’area Euro.

Appara chiaro che questa si stia rafforzando come anche il consenso verso l’area stessa da parte dei suoi cittadini nonostante la crescita di movimenti populisti in diversi paesi.

Al contrario le previsioni continuano a essere negative vero il Regno Unito considerando soprattutto che il vero prezzo per l’uscita dalla UE non è ancora stato pagato. Questo avverrà a partire dal momento in cui le trattative in corso inizieranno a stabilire i primi veri punti fermi di questa fase. Al momento infatti la prima conseguenza oggettiva si è palesata sui movimenti del cambio e quindi anche su quelli dell’inflazione.

Anche l’approccio della BCE verso il futuro tapering (riduzione degli stimoli monetari) essendo stato quanto mai accorto nei modi e nei tempi delle comunicazioni, non ha ancora avuto impatti importati che prima o poi ci aspettiamo sulle obbligazioni in particolare governative del continente.

Il vento per l’Europa appare ancora decisamente positivo.

Fonte Bloomberg

Le prossime decisioni della BCE e le possibili conseguenze

Oggi è prevista un’importante riunione della BCE, dalla quale dovrebbero emergere gli orientamenti della stessa e le relative azioni.

Al di là di quanto emergerà da questo evento, riteniamo questo video molto interessante per chi desidera comprendere come la Banca Centrale opera e quali possono essere le conseguenze dirette sia sui mercati sia nell’economia reale.

Per dubbi o domande in merito potete postare come sempre un commento a questo articolo.

Fonte Il Sole 24 Ore

Un giudice contro Poste Vita: le unit linked non sono polizze assicurative

Sovente vengono venduti come polizze assicurative tipologie di contratti che in realtà consistono soprattutto un investimento di tipo prettamente finanziario a cui viene cucito un “abito” assicurativo. Infatti l’andamento del rendimento del contratto stesso è intimamente legato (linked) a diversi tipi di veicoli di investimento quali fondi comuni, derivati, obbligazioni strutturate che hanno prezzi che variano al variare di diverse condizioni.

Purtroppo – poi – si possono avere amare sorprese nel momento in cui si deve scoprire quale tipologia di prodotto si è acquistato. O forse, più correttamente, è stato venduto.

Fonte Citywire