FUORI DALLE AZIONI ITALIANE – 29 MAGGIO 2018

Chiudiamo totalmente le posizioni sui titoli azionari italiani e rimaniamo in attesa degli eventi. La crisi nella quale si é cacciato il nostro Paese consiglia una prudenza assoluta e di mettersi, molto semplicemente, a monitorare contesto, spread e volatilità, che non hanno alcuna intenzione di rientrare.

 

 

RITORNA IL RISCHIO EURO? – 25 MAGGIO 2018

L’aumento generalizzato delle tensioni a livello mondiale – finanziarie in Italia, dove potrebbero diventare sistemiche,  geopolitiche altrove – ci porta a confermare e mantenere inalterato il nostro approccio prudente sulle Borse in questo periodo, senza peraltro annullare totalmente l’esposizione visto che sia l’economia mondiale che i trend dei mercati rimangono impostati positivamente. Continuiamo a monitorare pertanto la situazione da vicino in attesa che il contesto si definisca in maniera più chiara.

 

Non investire nell’acqua: un vero buco nell’acqua.

Tutti sanno grazie ai numerosi servizi televisivi a carattere naturalistico, che l’acqua ricopre il 71% della terra e questo sembrerebbe un dato decisamente positivo rispetto alle necessità umane.

In fondo una notizia facile, di immediata assimilazione e apparentemente molto confortante.

Tuttavia forse non tutti sanno che ben il 97,5% di tutta l’acqua che ricopre il globo è salata e quindi solo 2,5% è dolce. Anzi per essere più precisi non è salata.

Giocando con i numeri si desume che solo l’1,75% (!) della superficie terrestre sarebbe teoricamente ricoperta di acqua non salata. Peraltro non necessariamente potabile.

A questo punto il dato, non solo a nostro avviso, comincia a diventare preoccupante considerando che sulla terra vivono all’incirca 7,6 miliardi di persone. Lo diventa ancor di più considerando che una parte minima della popolazione mondiale usa – e soprattutto spreca – enormi quantità di acqua dolce, mentre tantissime persone riescono a malapena ad averne per sopravvivere. Siccome è realmente difficile immaginare un radicale contenimento dell’uso di questa risorsa da parte di chi ne ha a disposizione tantissima, appare più ragionevole (e giusto) sperare che il resto del mondo ne possa avere una quantità tale da permettergli una tenore di vita almeno dignitoso. Senza aver la pretesa di vestire panni di scienziati o specialisti, ci sembra evidente che la fame di acqua – questa volta potabile – non possa che crescere e anche di molto nel futuro.

A peggiorare la situazione, ci sono due altri grossi problemi da considerare.

  • l’acqua non salata non è tutta direttamente utilizzabile, ma in molti casi è almeno da filtrare e controllare quando non addirittura pesantemente inquinata e quindi da depurare
  • come potrete leggere dall’articolo allegato esiste, peraltro in tutto il mondo, il grave problema dell’obsolescenza e inefficienza delle reti di distribuzione e quindi, a spreco si aggiunge spreco

Ci sono diversi autori che prevedono che in futuro si combatteranno guerre per ottenere quote importanti di “oro blu”, ma se anche questa tesi fosse esagerata, è indiscutibile che la necessità di acqua non potrà che crescere nel tempo.

A questo punto, in un mondo sempre alla ricerca di performance e di decorrelazione, diventa rarissimo vedere portafogli allocati (ovviamente nella giusta misura) anche in veicoli che investono in aziende che trattano o a qualsiasi stadio offrono o trasportano queso bene irrinunciabile.

Al contrario si riscontrano con frequenza prodotti finanziari il cui futuro (non solo il rendimento!) sarebbe da considerare almeno aleatorio.

Davvero strano in fondo.

Peraltro anche la richiesta di garage o di alloggi a Mentone non potrà crescere all’infinito.

La fame di acqua si.

Pensateci, potrebbe essere una diversificazione oggettiva, di maggiori soddisfazioni e sicuramente con molti meno problemi.

Fonte: Il corriere della Sera / La Stampa

Aggiornamento del 22.05.2018

Polizze vita: non sono tutte uguali. ATTENZIONE: interviene la Corte di Cassazione.

“Guardi, abbiamo un prodottino assicurativo evoluto che è perfetto per Lei e la sua famiglia…”

“… In un unico strumento avrà una parte di portafoglio a capitale garantito che le darà sicurezza e con l’altra potrà cogliere i premi che Le offriranno i mercati mondiali. Inoltre avrà degli enormi vantaggi fiscali, e poi ancora i capitali investiti saranno impignorabili e insequestrabili secondo quanto stabilito dal Codice Civile! Sarà il veicolo di investimento perfetto per la successione del suo patrimonio verso i suoi cari!”

Espressioni meramente commerciali inerenti le polizze cosiddette Unit Linked, che ultimamente sono tornate di gran moda collocate con tanto calore da parte delle reti bancarie o assicurative. A queste affermazioni solitamente i sottoscrittori non fanno corrispondere un minimo di approfondimento in merito alla veridicità delle stesse. Salvo poi scoprire che la realtà può essere assai diversa.

Infatti si tratta comunque di strumenti solo formalmente assicurativi (ramo III) che nulla hanno da spartire con quelli a prevalente carattere previdenziale. Il motivo è che si tratta di veicoli di investimento tipicamente finanziario nei quali di fatto nulla è garantito in quanto il risultato è legato (linked) al valore (unit) delle quote di uno o più fondi comuni o altri veicoli.

Recentemente c’è stata una nuova pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che, ha portato nuova materia per considerare con la massima attenzione questi contratti, così facilmente proposti alla vendita.

Anche i prodotti assicurativi (Ramo I) che invece garantiscono specificatamente almeno la restituzione del capitale versato più (una parte) dei rendimenti maturati di anno in anno (NB: MENO i costi pagati) grazie a una particolare tipologia di investimento (cd gestioni separate) potrebbero essere oggetto di futuri interventi di diversa regolamentazione. Questo perché stante la situazione di tassi di mercato da diverso tempo estremamente bassi e la necessità di contenere al massimo le possibili fondi di rischio per poter garantire la restituzione dei premi pagati, è diventato assai difficile per le compagnie assicurative ottenere un rendimento minimo sufficiente alla corresponsione di quanto contrattualmente concordato.

In attesa di chiarimenti su questo secondo fronte, consigliamo caldamente di porre la massima attenzione all’acquisto di polizze assicurative soprattutto se non appartenenti al ramo I.

Le sorprese potrebbero poi rivelarsi amare.

Fonti: Gooruf.com e Bluerating.com

 

 

RALLENTAMENTO, NON RECESSIONE – 4 MAGGIO 2018

La crescita economica ha rallentato quasi ovunque, ma questo non significa che ci troviamo di fronte al rischio di una nuova recessione – e quindi di mercati nuovamente ribassisti. Rimaniamo ancora prudenti in questa fase, ma nel frattempo sono scattati i primi segnali tecnici molto importanti sul nostro listino, che, se confermati, cambierebbero in maniera drastica (in positivo) lo scenario tecnico di fondo con obiettivi tecnici posizionati ben più in alto rispetto ai livelli attuali.