DATI DA RECORD – 30 NOVEMBRE 2017

La forza dei dati macroeconomici e le indicazioni derivanti dalle variabili di mercato (spread e volatilità) e dall’impostazione tecnica dei listini internazionali puntano verso una direzione univoca e cioé di crescita economica. Poche volte in passato (mai negli ultimi 15/20 anni) si è visto un insieme così univoco di dati positivi su scala mondiale. Questo non vuol dire che non vi siano rischi: la geopolitica al momento rimane un problema. Il cuscino sotto alla crescita mondiale é però diventato più spesso, anche se, come sempre, la situazione va monitorata giorno per giorno.

Pianeti diversi. Assicurati, fai sport, dimostramelo e ti regalo l’Apple Watch.

L’Italia è – purtroppo – uno dei paesi con la minore abitudine a coprirsi dai normali rischi della vita con specifici prodotti assicurativi. Ciò accade probabilmente a causa di tre principali motivi:

A) L’abitudine storica a una forte ripartizione sociale dei costi di assistenza. Anche quelli derivanti da comportamenti personali perlomeno poco previdenti quando non addirittura errati. Tipicamente il pensiero di molti è “se fumo, mangio o bevo fino ad ammazzarmi sono affari miei”, mentre in realtà questi comportamenti hanno un peso economico pesantissimo per tutta la società, compresi peraltro gli stessi attori di questi errori anche se – purtroppo – non lo scontano direttamente.

B) Un modello sociale arcaico basato sulla famiglia intesa anche come ammortizzatore che assorbe al suo interno l’impatto degli imprevisti sulla vita dei suoi componenti. Un modello però basato su famiglie molto numerose nelle quali quasi tutti anche in giovane età producevano reddito e che ormai sta rapidamente scomparendo.

C) La mancanza quasi assoluta di cultura finanziaria e, con essa, l’altrettanta assoluta abitudine a coprirsi da rischi che possono essere devastanti al loro presentarsi in quanto normalmente non sono assolutamente percepiti.

La nostra è la patria delle polizze Unit e Index Linked (portafogli finanziari mascherati da contratti assicurativi) vendute a man bassa dalle reti di promotori finanziari, banche, assicuratori e Poste e allegramente acquistate dai sottoscrittori quasi sempre senza comprendere cosa realmente acquistano.

L’Italia è anche il paese nel quale, quando si tenta di spiegare i contratti puro rischio che coprono la sola morte o eventi gravi legati alla salute e proporne la sottoscrizione (per un consulente finanziario indipendente non la vendita!) in una seria attività di consulenza, generano nei clienti una serie di gesti scaramantici più meno mascherati  che farebbero invidia a un film di Totò. Eppure chiunque prima o poi si ammala e muore.

Se poi ci addentriamo nel campo delle coperture che riguardano l’autosufficienza in età più o meno avanzata (alzi la mano chi non ha un amico o parente nella cui famiglia sia necessaria una badante oppure alzi la mano chi la badante non la paga di tasca propria, ma grazie ad un’apposita copertura) ci si rende immediatamente conto che è più facile incontrare un marziano a passeggio nel centro cittadino piuttosto che riuscire a reperire sul mercato una ragionevole  e diversificata offerta di contratti di protezione “long term care”.

Ovviamente i produttori non li propongono perché non c’è richiesta, ma coloro che non li vogliono sono poi esattamente quelli che hanno un loro caro bloccato nel letto di casa.

Altrove la situazione è completamente diversa, assicurarsi è un necessità in quanto le coperture sociali sono inferiori, ma anche un fatto normalissimo ed essenziale nella vita di chiunque.

Accade allora che negli USA un assicuratore (John Hancock) proponga ai suoi clienti un orologio Apple Watch al costo di soli 25 USD in caso di sottoscrizione di un contratto assicurativo per l’evento morte. Unico imprescindibile vincolo: dimostrare (proprio grazie alle funzioni di monitoraggio di un’app dell’orologio stesso!) di svolgere una corretta attività fisica.

Chi ci guadagna? L’assicuratore, l’assicurato sia in termini economici sia di aumento oggettivo della speranza di vita, il servizio Paese stesso e una micro particella dell’economia americana (la Apple e tutti quanti faranno direttamente o indirettamente parte di questa filiera).

Quasi pianeti diversi.

Tanti, troppi Madoff ancora tra noi. Attenzione.

Ben 150 anni di carcere.

Questa è la durissima condanna inflitta a Bernard Madoff per la sua gigantesca truffa ordita circa dieci anni fa.

Due sono i punti che ancora oggi ci stupiscono al pensiero di quanto riuscì a fare:

  • Il livello di preparazione tecnica altissimo di cui disponevano alcune sue vittime illustri (Premi Nobel, banche, università, fondi pensione ecc.)
  • La dimensione colossale delle cifre in gioco: 65 miliardi di dollari

Madoff utilizzò uno schema di raggiro nella sostanza incredibilmente semplice inventato (guarda caso…) da un Italiano nel secolo scorso (qui potrete trovare un’ottima spiegazione: Borsa Italiana – Il caso Madoff).

Questo tipo di truffa continua a essere messo in atto (e purtroppo a funzionare perfettamente) perché va a colpire due aspetti tipici della natura umana: l’avidità e l’ingordigia. È uno schema che come una sorta di Araba Fenice, rinasce continuamente dalla proprie ceneri.

Invitiamo i nostri lettori non solo a informarsi in merito, ma a porre la massima attenzione perché potenzialmente nessuno è escluso (visto le vittime qualificate che comunque ha mietuto).

Fonte: Borsa Italiana, Il Sole 24 Ore e Citywire

 

 

Un diamante è per sempre. Certo che si. Anche quando non si vorrebbe…

Questo articolo crediamo non necessiti di grandi spiegazioni o commenti se non l’attenta lettura che merita per poi magari approfondire il tema trattato.

Vogliamo solo ricordare che, come sempre, non ci sono pasti gratis, che non esistono investimenti “sicuri” e che soprattutto il profilo rischio/rendimento di ogni investimento deve sempre essere attentamente valutato con la massima attenzione.

Possibilmente con un approccio oggettivo e non emotivo…

PS: Curioso il fatto che il contest tra i segnalatori bancari avesse come premi proprio dei diamanti. La legge di Murphy colpisce ancora!

Fonte Citywire

NAFOP: Il nuovo regolamento CONSOB è tutto da riscrivere

Questa intervista a Luca Mainò, portavoce del consiglio direttivo NAFOP (associazione dei consulenti finanziari indipendenti) esplicita chiaramente quanto lavoro ci sia ancora da fare sul nuovo regolamento CONSOB.

Il problema principale deriva dal fatto che l’attuale versione in fase di elaborazione, non ha recepito alcuni elementi importanti della specifica attività che sotto molti aspetti è totalmente diversa da quella – solo apparentemente simile – svolta da altre figure professionali che operano come agenti per il mondo bancario assicurativo.

Vedremo nel documento finale quali di queste osservazioni saranno recepite dall’Organo di Vigilanza.

Fonte Bluerating

La crescita in Europa si rafforza e appare sempre più consolidata

Riportiamo questo interessante articolo apparso sul sito di Bloomberg contenente diversi spunti interessanti in merito alla crescita economica dell’area Euro.

Appara chiaro che questa si stia rafforzando come anche il consenso verso l’area stessa da parte dei suoi cittadini nonostante la crescita di movimenti populisti in diversi paesi.

Al contrario le previsioni continuano a essere negative vero il Regno Unito considerando soprattutto che il vero prezzo per l’uscita dalla UE non è ancora stato pagato. Questo avverrà a partire dal momento in cui le trattative in corso inizieranno a stabilire i primi veri punti fermi di questa fase. Al momento infatti la prima conseguenza oggettiva si è palesata sui movimenti del cambio e quindi anche su quelli dell’inflazione.

Anche l’approccio della BCE verso il futuro tapering (riduzione degli stimoli monetari) essendo stato quanto mai accorto nei modi e nei tempi delle comunicazioni, non ha ancora avuto impatti importati che prima o poi ci aspettiamo sulle obbligazioni in particolare governative del continente.

Il vento per l’Europa appare ancora decisamente positivo.

Fonte Bloomberg

IL CIRCOLO VIRTUOSO – 9 NOVEMBRE 2017

Ci sono pochi dubbi riguardo alla forza dell’economia mondiale: la crescita sta generando una sorta di “circolo virtuoso” anche su variabili quali gli spread sui titoli di stato, che anche nel caso del nostro Paese sono scesi sensibilmente di recente (anche la BCE ha dato una mano). Al netto di alcune tensioni geopolitiche (Corea e Catalogna su tutte) il contesto si mantiene decisamente positivo per l’azionario.